Fumu e sangu e acqua di mare

Data
13 ottobre

Orario
21.00

Luogo
Spazio Franco

Fumu e Sangu e Acqua di Mare scritto da Piero Macaluso, sul tema della migrazione, sulla Sicilia e su alcuni aspetti caratteriali del nostro essere siciliani. Con Maria Grazia Cannavò, Sergio Monachello e Piero Macaluso, la regia è firmata collettivamente dal gruppo e si avvale dell'assistenza di Simona Indovina.

Lo spettacolo inizia con una notizia sentita alla radio, minatori migranti siciliani, morti in una miniera belga, raccontata attraverso una poesia di Buttitta, nostra memoria storica e voce poetica in assoluto che sull'argomento della migrazione siciliana ha scritto pagine immense e ci permette di fare un parallelo tra il nostro passato e il nostro vivere adesso la migrazione degli altri.

In scena troviamo due personaggi, U poeta e U nirbusu, che rappresentano i due aspetti estremi della sicilianità, la nostra spesso involontaria capacità di fare poesia negli aspetti quotidiani e il lasciarsi scorrere addosso eventi, con un senso della fatalità, che forse ci viene dall'antica appartenenza alla Magna Grecia e al senso di destino implacabile e non controllabile dalle umane cose. Tra le riflessioni dei due, forse ospiti di qualche casa di cura, si incunea un personaggio, l'infermiera che, attraverso un linguaggio poetico e visionario, racconta storie, legate alla tragedia dei migranti ma senza intaccare minimamente il loro tranquillo vivere e il loro dialogo interiore.

"Questo testo" dice Piero Macaluso, "riporta suoni e frasi della strada, dei mercati, il gesto è esagerato, drammatico, plateale tipico di una esasperazione comunicativa tutta siciliana che porta il livello di comunicazione sempre ad un passo dalla tragedia, per poi sciogliersi in un "pigghiamuni un caffè, ca nenti c'è", un nulla di fatto o un alzata di spalle, un immobilismo che spesso genera una stasi nella crescita sociale di un territorio di una bellezza unica".

Spettacolo dall'atmosfera beckettiana, di grande impatto visivo e coinvolgimento emotivo, affronta un tema difficile senza banalità e luoghi comuni, con un linguaggio poetico e visionario riesce a porre quesiti e sollevare dubbi come giusto che sia la funzione del linguaggio teatrale.