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La linea invisibile

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DESCRIZIONE
A cura di Arci
Lo sguardo unico ma non isolato di Danilo Balducci è tale proprio perché si è letteralmente immerso nella storia, nel fluire della migrazione degli uomini. L'immersione di Danilo è totale, sempre in apnea fotografica, sempre al livello degli uomini ripresi. Identità di livello significa compassione, mai pietà, che invece postula posizioni diverse: alta e bassa; chi dà e chi riceve. La compassione è soffrire insieme, legati. In questo caso, legati ulteriormente dal filo di acciaio delle fotografie di Danilo. Un filo che ci stringerà con forza, ma che non ci farà perdere mai conoscenza: la conoscenza della vicenda umana dei migranti, che non dimenticano mai la propria dignità di appartenenza, che esplode letteralmente all'interno delle nostre povere etichette, squarciandole. Queste ultime, nelle immagini potenti, reali e surreali insieme del fotografo-migrante, rappresentate da anelli, quadri e cornici strutturali; natura e intemperie; che non hanno mai il sopravvento, però. Se così non avesse fatto, non sarebbe riuscito nell'impresa di trasmetterci non solo le immagini, ma anche gli umori, i sacrifici, il dolore, la gioia, la forza, la debolezza, l'annichilimento. E anche gli odori. Sì, anche gli odori. Le fotografie di Danilo , senza mai cadere nel pietismo di maniera, ci danno il senso del tutto.
Rinaldo Alvisi


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