Il sistema d’accoglienza pubblico per richiedenti asilo e rifugiati vive da anni una crisi che poteva e potrebbe essere superata. Le ricorrenti riforme, la mancata programmazione, l’approccio emergenziale e l’inadeguatezza delle risorse, hanno portato ad una sistema sempre di più frammentato e differenziale. Ciò ha reso sempre più complessa la gestione di un servizio pubblico, che tale non è mai stato e che tra precarietà ed emergenza non è mai riuscito a rispondere in maniera stabile e strutturata alle esigenze del territorio e di chi arriva nel nostro Paese a chiedere protezione.
La nuova Direttiva Europea prevista dal cosiddetto Patto Europeo Migrazioni e Asilo, nonostante sia caratterizzata anch’essa, come gli altri provvedimenti, dall’approccio securitario basato sul controllo e la detenzione, introduce alcuni elementi di novità che potrebbero rappresentare una opportunità di miglioramento del sistema. In vista dell’entrata in vigore della riforma, il prossimo giugno 2026, vogliamo avviare una riflessione per farne emergere gli elementi caratterizzanti (positivi e negativi) e provare ad indirizzare le scelte che verranno fatte, a partire dall’esperienza quotidiana delle organizzazioni impegnate in questo ambito, dagli attori istituzionali coinvolti e da chi ha analizzato e studiato la riforma.
Introduce: Filippo Miraglia, ARCI
Intervengono: